





Entrare in un'antica fabbrica di cementine significava assistere a una sequenza di gesti precisi, affinati dall'esperienza e tramandati di generazione in generazione. Nulla era lasciato al caso. Ogni movimento aveva una funzione, ogni materiale un ruolo preciso. Davanti agli occhi dell'artigiano, sabbia, cemento, acqua e colore si trasformavano lentamente in un manufatto destinato a durare nel tempo.
Il percorso produttivo iniziava dalla preparazione dei materiali, proseguiva con la creazione del disegno e terminava con la pressatura e la lenta maturazione della mattonella.
La nascita della decorazione iniziava con il posizionamento del modello all'interno della piastra metallica. Questo sottile divisorio sagomato delimitava gli spazi destinati ai diversi colori e traduceva il disegno ideato dal decoratore in una forma concreta. Ogni curva, ogni fiore, ogni geometria della futura cementina era già racchiusa all'interno di questo delicato intreccio di lamine metalliche.
Con piccoli contenitori muniti di beccuccio, l'artigiano versava i colori all'interno dei compartimenti del modello. Gli impasti, preparati con cemento bianco, polvere di marmo e pigmenti minerali, scorrevano lentamente occupando ogni spazio disponibile. Era un lavoro che richiedeva mano ferma, occhio attento e grande esperienza, molto simile al gesto di un pittore che riempie la propria tela.
Completata la colorazione, la piastra veniva agitata delicatamente. Questo semplice movimento consentiva agli impasti di distribuirsi in modo uniforme, eliminando piccoli dislivelli e garantendo uno spessore costante dello strato decorativo. Il disegno cominciava così ad assumere equilibrio e precisione.
Con un gesto rapido e sicuro il modello veniva sollevato. Per la prima volta appariva il disegno completo della mattonella. La decorazione era ancora liquida e fragile, ma già perfettamente leggibile. Era l'istante più affascinante dell'intero processo: l'attimo in cui il progetto diventava immagine.
Per preservare il disegno appena creato, l'artigiano distribuiva sulla superficie uno strato di spolvero utilizzando un piccolo setaccio. Questa miscela, composta da cemento e sabbia accuratamente selezionata, aveva il compito di assorbire l'acqua presente nei colori e impedire che il motivo decorativo si alterasse durante le fasi successive.
Una volta completata la copertura, lo spolvero veniva pareggiato mediante una sottile piattina metallica. Il materiale in eccesso veniva eliminato e la superficie riportata a un livello perfettamente uniforme. Il delicato strato decorativo risultava ormai protetto e pronto a sostenere il corpo della mattonella.
Sopra lo spolvero veniva collocato un impasto formato da cemento, sabbia e acqua. Questo strato, apparentemente semplice, costituiva la struttura portante della cementina e ne avrebbe determinato la solidità nel tempo.
L'impasto veniva distribuito e compattato fino a raggiungere esattamente l'altezza della ghiera che delimitava la piastra. Tutti gli elementi che componevano la cementina, dalla decorazione alla struttura interna, si trovavano adesso riuniti in un unico sistema pronto per essere consolidato dalla pressa.
Sulla piastra veniva collocato un pesante cappello di ghisa. La sua funzione era distribuire uniformemente la pressione sull'intera superficie della mattonella, evitando tensioni o deformazioni durante la compressione.
Era il momento decisivo. La piastra veniva introdotta sotto la pressa idraulica e sottoposta a una fortissima compressione. In pochi istanti il colore, lo spolvero e l'impasto strutturale si univano in un unico corpo compatto. La cementina prendeva forma attraverso la forza della pressione e non attraverso la cottura, caratteristica che la distingue dalle comuni piastrelle in ceramica.
Terminata la pressatura, il cappello e la ghiera venivano rimossi con attenzione. La mattonella era ormai nata, ma conservava ancora una certa fragilità. Rimaneva adagiata sulla piastra metallica in attesa di essere trasferita senza danneggiarne gli spigoli o la superficie.
Con un movimento esperto l'artigiano faceva scivolare la cementina dalla piastra e la depositava sulle guide di legno della gabbia di stagionatura. Era un'operazione delicatissima: la mattonella esisteva già, ma non aveva ancora raggiunto la propria resistenza definitiva. Bastava un gesto sbagliato per comprometterne il lavoro.
Il giorno successivo le mattonelle venivano immerse completamente in acqua. Questo bagno favoriva la corretta idratazione del cemento e contribuiva allo sviluppo delle sue caratteristiche meccaniche. Dopo l'immersione, le cementine tornavano nelle gabbie dove iniziava un lungo periodo di maturazione. Solo il trascorrere delle settimane avrebbe completato il processo iniziato il giorno precedente e trasformato definitivamente l'opera dell'artigiano in un pavimento destinato a durare per generazioni.
Così nasceva una cementina. Non attraverso il fuoco, ma grazie alla sapienza dell'uomo, alla precisione dei gesti e alla pazienza del tempo. Ogni mattonella conservava al proprio interno la memoria di questo processo, rendendo visibile, attraverso il disegno e il colore, un patrimonio di conoscenze artigianali tramandato per oltre un secolo.












































































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