















La nascita della pressatura meccanica
Con la diffusione delle mattonelle in sabbia e cemento nella seconda metà dell'Ottocento, si rese necessario sviluppare macchine capaci di esercitare pressioni elevate e costanti sui manufatti appena formati.
Le prime presse utilizzate nelle fabbriche di cementine, a partire dal 1857, erano interamente meccaniche. La forza veniva generata dall'operatore attraverso una grande ruota superiore che, azionando sistemi di viti e leve, trasmetteva pressione allo stampo contenente la mattonella appena colata.
Queste macchine rappresentavano già un notevole progresso rispetto ai sistemi manuali precedenti, ma richiedevano un considerevole sforzo fisico e consentivano una produttività limitata. La qualità del prodotto finale dipendeva inoltre dall'esperienza dell'operaio e dalla regolarità della pressione esercitata.














La Seconda Rivoluzione Industriale e l'arrivo dell'energia elettrica
Tra la fine dell'Ottocento e i primi decenni del Novecento, la diffusione dell'energia elettrica trasformò profondamente il mondo della produzione industriale. Anche le fabbriche di cementine beneficiarono di questa evoluzione tecnologica. I nuovi impianti iniziarono ad adottare sistemi motorizzati che sostituivano gradualmente la forza muscolare dell'uomo. Le prime presse elettrificate utilizzavano grandi contrappesi collegati a pulegge e bracci meccanici. L'energia accumulata da questi sistemi permetteva di sviluppare pressioni superiori e più uniformi rispetto alle vecchie presse a vite, aumentando la qualità delle mattonelle e la velocità di produzione.


L'affermazione delle presse idrauliche
Il vero salto tecnologico arrivò con l'introduzione delle presse idrauliche. Sfruttando il principio della trasmissione della pressione nei fluidi, queste macchine utilizzavano pistoni e stantuffi alimentati da acqua compressa. Il sistema consentiva di ottenere forze straordinarie e perfettamente controllabili, indispensabili per compattare gli impasti di sabbia, cemento e polveri di marmo. Le presse idrauliche impiegate nelle migliori manifatture italiane erano in grado di raggiungere pressioni superiori a 300 kg/cm², garantendo una compattazione estremamente efficace. Grazie a tali valori, le cementine acquisivano una maggiore resistenza meccanica, una migliore stabilità dimensionale e una durata eccezionale nel tempo. Tra gli anni Venti e Cinquanta del Novecento queste macchine divennero il cuore produttivo delle fabbriche italiane di cementine.








Le grandi fonderie italiane pavimenti decorativi.
Lo sviluppo dell'industria delle cementine fu accompagnato dalla crescita di importanti aziende specializzate nella costruzione di macchinari e impianti per la produzione. Tra le principali realtà italiane si distinsero: Gli Opifici Graffigna di Chiavari, fra i maggiori costruttori di presse e attrezzature industriali per l'industria del cemento decorativo. La Fonderia Acquistapace di Milano, nota per la produzione di macchinari pesanti destinati a numerosi settori manifatturieri. La Fonderia Chiesa di Milano, protagonista nella costruzione di impianti e presse per materiali lapidei e cementizi. Le Officine Longinotti di Firenze, che contribuirono alla diffusione delle tecnologie idrauliche nelle manifatture dell'Italia centrale. Le loro macchine, realizzate in ghisa e acciaio, erano progettate per funzionare per decenni e molte di esse risultano ancora oggi conservate in vecchi opifici o collezioni private.


Un patrimonio di archeologia industriale
Le presse per cementine rappresentano oggi una delle testimonianze più significative dell'archeologia industriale italiana. Queste imponenti macchine raccontano il passaggio da una produzione prevalentemente artigianale a una vera industria specializzata, capace di coniugare innovazione tecnologica e qualità estetica.
Tra il 1857 e la metà del Novecento, l'evoluzione delle presse seguì il percorso della modernizzazione industriale italiana: dalla semplice forza impressa da una ruota azionata dall'uomo alle sofisticate presse idrauliche capaci di sviluppare centinaia di chilogrammi per centimetro quadrato.
È grazie a queste macchine che milioni di cementine hanno potuto decorare abitazioni, palazzi pubblici, scuole, alberghi e luoghi di culto, lasciando un'impronta indelebile nella storia dell'architettura e del design italiano.
















































































